Schau mal, ein Flugzeug!

Guarda, un coso che vola!

Come funzionano i sostantivi in tedesco? Perché tutte queste parole lontane dal loro equivalente latino a noi comprensibile e per di più spesso unite in composti dalla lunghezza spropositata e dal significato oscuro? C’è una logica dietro? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Qualche giorno fa, mentre giravo per i meandri di Facebook, mi sono imbattuto nel seguente post, condiviso da uno dei miei contatti, in cui si ironizzava sul modo in cui i tedeschi sembrino ragionare quando devono creare un nuovo sostantivo per descrivere una nuova realtà:



Post disponibile sulla pagina Facebook di “The Language Nerds”, clicca qui per visualizzare (è necessario avere un account Facebook).


Confermo quanto descritto nei simpatici esempi dell’immagine: il tedesco ha spesso un approccio pragmatico quando si tratta di formare sostantivi, che sono generalmente descrizioni concrete di quello che vogliono indicare.

Tra i vari commenti al post di cui sopra, un’utente riporta un ulteriore esempio a sostegno della creatività della lingua tedesca e ironizza su come si possa essere arrivati al termine Glühbirne, sostantivo tedesco per indicare la nostra lampadina:

“Amo la nostra parola per “lampadina”. Ha più o meno la forma di una pera, giusto? E splende (o quantomeno lo faceva prima dell’avvento dei LED). Per cui la chiameremo “Glühbirne” (pera luminosa/splendente)”.

Ricordo un esempio che amava citare la mia professoressa di letteratura tedesca a proposito della praticità della lingua tedesca, indubbiamente più concreta rispetto all’italiano. Se in italiano abbiamo la comunissima parola “cric” per indicare uno strumento per sollevare un veicolo al fine di sostituire una ruota o effettuare altre riparazioni, con chiaro valore onomatopeico (sebbene il termine corretto ma meno comune sia martinetto), in tedesco il concetto di “cric” è espresso con quella che è la sua funzione: (der) Wagenheber, ovvero il sollevatore (Heber) di veicoli (Wagen).

Cito spesso nelle mie lezioni i seguenti esempi, che ritengo abbastanza esemplificativi del modo tedesco di formare sostantivi composti: i sostantivi (das) Zeug e (der) Arzt e l’aggettivo krank.


Zeug, il “coso” da cui derivano altre cose

Zeug potremmo un po’ tradurlo col il nostro italiano coso/cosa (propriamente anche roba, in maniera non dissimile dall’inglese stuff). Come seconda parte del composto (il tedesco ama unire le parole, lo avrete notato) assume significato diverso a seconda dell’elemento che lo precede e che viene così a caratterizzarlo (caratteristica, questa, delle lingue germaniche, inglese compreso).

Vediamo un po’ di esempi:

Flugzeug: coso che vola aeroplano
Fahrzeug: coso che si guida autoveicolo
Feuerzeug: coso del fuoco accendino
Grünzeug: coso verde ⇨ verdura
Schlagzeug: coso che si batte batteria
Werkzeug: coso con cui si lavora ⇨ attrezzo
Spielzeug: coso con cui si gioca ⇨ giocattolo


In tedesco un aeroplano è letteralmente “un coso che vola”


Arzt e il mondo dei medici

Consideriamo ancora il termine tedesco (der) Arzt, l’equivalente del nostro medico/dottore:

der Arzt ⇨ il medico

der Zahnarzt: il medico dei denti dentista
der Augenarzt: il medico degli occhioculista
der Tierarzt: il medico degli animali veterinario
der Kinderarzt: il medico dei bambini ⇨ pediatra

Potremmo riassumere quanto visto in questi esempi nel seguente modo:

Là dove l’italiano ha un termine diverso per indicare varianti diverse di una stessa famiglia, il tedesco ha un approccio più concreto, in base al quale si prendono due idee di base e le si uniscono per creare un’idea di ordine superiore.


Krank e la famiglia dei “malati”

In maniera simile a quanto già visto, un elemento può essere anteposto a sostantivi diversi e farli rientrare così semanticamente nella stessa famiglia.

È il caso dell’aggettivo krank, malato:

Krankenhaus: casa dei malati ⇨ ospedale
Krankenwagen: veicolo dei malati ⇨ ambulanza
Krankenpfleger: curatore dei malati ⇨ infermiere
Krankenträger: portatore dei malati ⇨ barelliere/portantino

Possiamo concludere alla luce di questi esempi con quanto segue:

Nel formare nuove parole in tedesco sembra quasi che un bambino osservi con occhi curiosi la realtà per la prima volta e inventi parole per descriverla basandosi proprio su quello che vede e su quello che già conosce.


Come direbbero gli inglesi, in tedesco what you see is what you get. E per i concetti astratti? Certo, lì il gioco si fa più complesso… ma cos’è la Vorstellungskraft se non la forza (die Kraft) di evocare/porre (stellen) davanti (vor*) a sé qualcosa, ovvero la nostra immaginazione?


Parole impossibili: Gleisschotterbettungsreinigungsmaschine

Un ultimo aspetto su cui vorrei fare una considerazione è il fatto che in tedesco le parole siano spesso mediamente più lunghe di quelle di una lingua come l’italiano e ancor più dell’inglese, il che suscita spesso negli studenti un senso di smarrimento, dal momento che leggere una parola lunga è più complicato che leggerne una breve, specie se la si incontra per la prima volta e se ne ignora il significato (la parola cena è molto più semplice da leggere rispetto a desossiribonucleico).

Prendiamo ad esempio la parola che appare nel cartello che l’uomo in foto regge con espressione divertita:

A prima vista il termine si presenta come un’accozzaglia di consonanti e vocali che si sono aggregate in maniera più o meno casuale, quasi come se due camion carichi di lettere dell’alfabeto si fossero scontrati frontalmente, mischiando i loro carichi.


Se analizziamo il tutto più attentamente, in realtà la parola Gleisschotterbettungsreinigungsmaschine è composta da ben cinque parole, delle quali l’ultima (die Maschine) è il cosiddetto elemento di base, vale a dire la parola più importante del composto, che determina il genere del sostantivo composto (in questo caso si tratta di un femminile, indicato dall’articolo determinativo die), che ne costituisce il nucleo semantico fondamentale e che viene ulteriormente definita dai sostantivi che la precedono e che fungono pertanto da determinanti.

Per comprendere il significato del sostantivo, quindi, dovremo prestare attenzione all’ultimo elemento del composto e poi da questo procedere a ritroso. Vediamo come:

andando a considerare l’ultimo elemento, sappiamo che stiamo parlando di una macchina, (die Maschine, 1). Ma di che tipo di macchina si tratta? Ce lo rivela il sostantivo che immediatamente precede Maschine: è una macchina per la pulizia (die Reinigung, 2). Una macchina per la pulizia di cosa? Della massicciata (die Bettung, 3). Il materiale di cui è composto questa massicciata è infine la ghiaia (der Schotter, 4), che fa parte del o si trova nel binario (das Gleis, 5).

Seguendo il percorso a ritroso indicato nell’immagine, dunque, possiamo dire che in italiano si tratta di una macchina per la pulizia della massicciata di ghiaia del binario (1-2-3-4-5), altresì detta profilatrice ferroviaria.

Piccola nota: tra una parola e l’altra notiamo talvolta la presenza di una -s, che insieme a -n, -en e altre poche forme fungono da “collanti” tra le varie parole.


Procedere a ritroso

Il procedimento di individuazione del significato “a ritroso” non è un’esclusiva del tedesco ma lo troviamo – seppur con delle differenze – anche in inglese, dove per l’appunto un “Internet service provider” altro non è che un “fornitore di servizi internet” e “attention deficit disorder” indica il “disturbo da deficit dell’attenzione”.

A differenza del tedesco, tuttavia, in inglese i deteminanti precedono il determinato (termine base) ma sono visivamente separati; la maggior vicinanza lessicale al latino, entrato nella lingua anche dai successivi frequenti contatti con il mondo di lingua francese, fa sì che l’espressione inglese sia tendenzialmente più intuibile rispetto al corrispondente tedesco da parte di chi parla una lingua neolatina (italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, etc.): ritornando all’esempio di prima, sebbene l’idea di fondo sia la medesima, il significato dell’inglese attention deficit disorder (3-2-1) è più intuibile del tedesco (das) Aufmerksamkeits|defizit|syndrom (3-2-1), il nostro disturbo da deficit dell’attenzione (1-2-3).


Conclusioni

Il tedesco ha un modo di formare i sostantivi spesso diverso dall’italiano. Se quest’ultimo generalmente preferisce inventare una nuova parola per un nuovo concetto, il tedesco tende a “riciclare” termini esistenti e a unirli per creare una nuova espressione. I termini sono spesso la descrizione concreta dell’oggetto che vogliono descrivere.

Il tedesco utilizza spesso parole di origine germanica, il che rende meno intuitivo comprenderne il significato a un madrelingua italiano o in generale ad un parlante di lingue neolatine che ha una bassa conoscenza della lingua tedesca. Nonostante l’inglese sia anch’esso una lingua germanica, la maggior influenza del latino, talvolta mediato anche dai successivi frequenti contatti con il mondo di lingua francese, fa sì che l’inglese appaia a noi più “addomesticato”, più vicino a livello lessicale alle lingue neolatine e quindi tendenzialmente più comprensibile anche con un livello basso di conoscenza della lingua straniera.

La presunta complessità delle parole tedesche è in realtà semplice da spiegare: più parole vengono unite graficamente e l’elemento più importante, quello che esprime il concetto di base, si trova all’ultimo posto (vedi Gleisschotterbettungsreinigungsmaschine) e le parole che lo precedono forniscono informazioni aggiuntive su di esso, fungendo da determinanti. Per comprendere il significato di un termine composto da più sostantivi bisogna procedere a ritroso da destra verso sinistra.


Sia chiaro infine che quanto esposto rappresenta una semplificazione e una descrizione generica di alcuni princìpi linguistici: la lingua è un sistema vivo, complesso e poco si presta a farsi ingabbiare in definizioni universali ed esaustive. L’articolo è il risultato dei miei studi universitari di linguistica e filologia, delle mie letture personali, dei miei confronti con colleghi e colleghe madrelingua di inglese e tedesco, nonché della mia osservazione ed esperienza dirette su come si comportino le lingue su menzionate.

* per i “language nerds”: la preposizione tedesca “vor” ([fo:ɐ̯]) dalla grafia forse non si riconosce ma non è altro che la cugina dell’inglese “fore” (/fɔːr/), che indica anteriorità fisica o temporale (ad es. “forenoon”, “forearm”, to “ foresee”) e che si riconosce più facilmente nella preposizione/avverbio/congiunzione “before”, che in tedesco è sempre “vor”, oppure “bevor” in versione di congiunzione subordinante.



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